Percorso in musica tra i briganti di confine


su TIBURZI



“L’addio per sempre allora vi porgo miei colli ameni boschi profondi
cielo d’Italia suolo natìo, parto per sempre…
L’addio per sempre allora ti porgomia Corleone mare profondo
cielo d’Italia suolo natìo parto per sempre io…”

Testo e musica di Viola Buzzi
“Tiburziane” di Antonello Ricci
con
Viola Buzzi canto, racconto; scene
Lucrezia Raffaelli canto
Elisa Tonelli canto, chitarra, percussioni
Alessandro Filosomi violoncello

in scena
"Sedia per ascoltare il grano" - scultura di Giorgio Ronca

e con la partecipazione di
Ida De Santis, Valerio Pella - danze


L’ultima notte di Tiburzi prima di morire, l’ultima notte di Provenzano prima della cattura. L’ultima della sposa che perderà il marito, l’ultima del giudice ucciso in un agguato, del carabiniere giustiziato, del figlio che non vedrà più il padre, dell’impiccato all’albero del pizzo…

Ha dieci anni Doppiette e Rosari, il mio primo spettacolo di teatro-canzone. Era il 1996, centesimo anniversario della morte di Domenico Tiburzi. Scritto sulle vicende del brigantaggio viterbese di fine Ottocento e presentato a Viterbo e Roma, Doppiette e Rosari prendeva il titolo dagli “effetti personali” più diffusi tra quelle popolazioni, “Doppiette nere e secchi rosari so’ spazi di chi non ha latifondo, amico Curato prega ancora per noi che Tiburzi c’è e finché c’è rifà il mondo!”- scrivevo. Eravamo pieni di motivazioni e forse con la presunzione, ma in buonafede, di contribuire a qualcosa di importante, raccontando quella pagina di storia fantastica nel mito popolare ma cruda nella realtà, senza margini di sogno. Tornare a cantare le vicende brigantesche di Tiburzi, con artisti del territorio e nella contaminazione con la storia attuale della mafia, ci sembra ancora l’atto di “credere”: nell’opportunità di crescita e lavoro che viene dall’“identità”, nella concretezza della cultura quando diventa strumento di conoscenza, che aiuta il vivere presente. VB

Viola Buzzi (Viterbo 1972) dal 1993 scrive canzoni e spettacoli di teatro-canzone, e svolge ricerca sulle fonti del patrimonio orale e scritto del territorio della Tuscia (Doppiette e Rosari – 1996, La Città dei Papi – 2002, Italia bella mostrati gentile – 2005). Nel 2005 vince il Premio Grinzane Cavour con la canzone Tu che passi, per il miglior testo in concorso al festival Musicultura ed. XV. Nel 2003 canta nell’ultimo album di Giorgio Gaber, Io non mi sento italiano. Dal 1999 si occupa di progettazione culturale; tra i progetti realizzati: Suoni e Passi della tradizione (1998-2006), Cap Anamur: scafisti o agenti umanitari? (2004), Il sogno di Basaglia (2006).

www.violabuzzi.it

 


Iniziative 2006